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lunedì 13 febbraio 2012

"I ghetti nazisti": una mostra per conoscere e comprendere




Oggi visita guidata alla mostra "I ghetti nazisti" , allestita al Vittoriano, per la classe Vd ed una rappresentanza di altre sezioni, tutti alunni che seguono le attività del Progetto Memoria.


Il percorso storico è molto esaustivo e ricco di immagini, documenti, filmati (alcuni visibili in Italia per la prima volta) che provengono da vari archivi . La ricostruzione è puntuale e rigorosa.

La storia è quella dei ghetti nazisti in Polonia dal 1939 al 1944: come vennero istituiti, il lavoro coatto, la quotidianità, la drammatica ricerca di una "normalità", le deportazioni, la resistenza, le liquidazioni finali. Suggestivo e preciso è l’allestimento, grigio e nero con la ricostruzione dei muri e del filo spinato. Tutto racconta la storia di questo popolo che come scrisse Joseph Roth "non aveva patria in nessun luogo, ma tombe in ogni cimitero".
La mostra sui ghetti nazisti, curata da Marcello Pezzetti, direttore scientifico della Fondazione Museo della Shoah di Roma, Sara Berger e Bruno Vespa, realizzata da Comunicare Organizzando, vuole ricordare, a settant’anni di distanza, l’anno 1942, anno dello sterminio sistematico degli ebrei, alla fine del quale la maggior parte di essi era già stata uccisa a Belzec, Sobibor, Treblinka, Kulmhof ed Auschwitz-Birkneau, nei campi di lavoro, nei ghetti e per mezzo di fucilazioni di massa.
Prima dello sterminio, tuttavia, i nazisti vollero separare gli ebrei dal resto della società, costringendoli a vivere nei ghetti (quartieri recintati e separati dal resto della popolazione) negando loro diritti e assistenza, lasciandoli nell’indigenza, in una situazione di promiscuità, fame, mancanza di igiene e malattie. Gli stessi persecutori filmarono e fotografarono questa realtà fatta di volti provati dalla sofferenza, stracci sporchi, cadaveri abbandonati lungo le strade, il tutto per dimostrare la presunta “inferiorità razziale” degli ebrei e giustificare quindi la loro estromissione dalla società.

Una mostra tutta da vedere per capire meglio una delle pagine più buie del recente passato.

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