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venerdì 1 maggio 2015

Viaggio del Ricordo con Roma Capitale

Nell'ambito del progetto Memoria  si è svolto il viaggio del Ricordo, ripercorrendo il dramma del confine orientale dalla I guerra mondiale al terribile esodo delle popolazioni dalmate ed istriane attraverso l'orrore delle foibe.
Dal 27 al 29 aprile cinque studenti dell'istituto, scelti tra coloro che seguono le attività di approfondimento e studio del Progetto Memoria, sono andati, con altre 29 scuole di Roma, in Friuli, Istria e  Fiume calandosi in pagine di Storia importanti e non sempre sufficientemente conosciute.
Partendo dal Sacrario di Redipuglia che, inaugurato nel 1938, costruito su progetto dell’architetto Greppi e dello scultore Castiglioni,  custodisce le spoglie di 100.187 caduti della Grande Guerra (1915-1918), circa 40.000 identificati e 60.000 Caduti Ignoti, passando per il Cimitero autro-ungarico che raccoglie le salme di 14.550 soldati Austro-Ungheresi caduti durante la Grande Guerra, provenienti dai vari cimiteri di guerra, sono stati ripercorsi i passaggi salienti che hanno portato al completamento dell'unificazione italiana.

Il percorso si è poi concentrato sui drammatici eventi che hanno coinvolto il confine orientale dal 1943 in poi, dalle foibe  all'esodo. Toccante è stata la visita al centro raccolta profughi di Padriciano che ha ospitato la popolazione istriano-dalmata in fuga dai territori ceduti alla Iugoslavia nei quali gli italiani furono oggetto di pesanti rappresaglie. Fuggirono con quanto riuscirono a portare con sé abbandonando tutto il resto. Si parla di famiglie che da generazioni vivevano in Istria e lì avevano costruito la loro vita convivendo con le altre popolazioni del luogo senza particolari conflittualità. L'accoglienza in Italia fu fredda e l'inserimento difficile. I centri di raccolta profughi accolsero queste famiglie che vissero in condizioni difficili,spogliate della loro identità e straniere nella loro terra, per diversi anni. 
La visita alla foiba di Basovizza ha poi pesantemente riportato alla memoria la drammaticità degli eccidi perpetrati dal '43 a fine conflitto e poi ancora dopo nel difficile periodo che visse la città di Trieste nel 1945 quando la guerra altrove era già terminata.
Poi, passato il confine, il percorso si è snodato sulle orme di quella comunità giuliano-dalmata che ha vissuto il dramma dell'esodo. L'incontro con chi fu costretto a fuggire e chi invece coraggiosamente è rimasto, accettando anche il difficile cambiamento politico iugoslavo, ha permesso di vivere intensamente quelle pagine di storia così poco conosciute nello scenario suggestivo di Rovigno e Fiume. 


Non poteva mancare la visita alla Risiera di San Sabba, dapprima utilizzata come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l'8 settembre 1943 (Stalag 339) e poi, verso la fine di ottobre,  strutturata come Polizeihaftlager (campo di detenzione di polizia), dotata di forno crematorio, destinata sia allo smistamento dei deportati in Germania e in Polonia ed al deposito dei beni razziati, sia alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei. 

Il viaggio si è concluso con la visita della città di Trieste e l'omaggio al cippo in ricordo di Norma Cossetto.


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