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venerdì 5 maggio 2017

Per questo ho vissuto:quando a 13 anni non hai più gli occhi di un bambino

Il 4 maggio è stato un giorno molto commuovente.
La nostra scuola ha avuto l’onore di ospitare il signor Samuel Modiano,sopravvissuto alle barbarie naziste nel campo di sterminio di Birkenau. La palestra della sede di via della Paglia era strapiena. Ma regnava un silenzio estremo,quasi inimmaginabile.  Solo la sua voce, a volte rotta, ha riempito quel silenzio.



Sami,come ama essere chiamato,aveva solamente 13 anni quando fu deportato dall’isola di Rodi col padre,la sorella e l’intera comunità ebraica rodiota.La deportazione da loro subita fu la più lunga e molte persone non riuscirono,forse fortunatamente,a raggiungere la destinazione di Birkenau a causa delle disumane condizioni di viaggio.
La vita nel campo non era che un susseguirsi della solita dolorosa routine:lavori forzati,paura,fame e freddo.
Nell’aria di Birkenau si respirava solo la morte e l’unico modo per interrompere la sofferenza era di uscire,ma dalle canne fumarie dei camini.
Sami però aveva con se ’papà Giacobbe.Anche la sua amata sorella Lucia,se pur irriconoscibile,era ancora viva.Il loro inferno era iniziato il 18 luglio del’44,e, da quel momento gli occhi di Sami avevano perso quelle che  sono la spensieratezza e l’ingenuità di un bambino di soli 13 anni.
Sami era un ragazzo come tutti gli altri ma con la colpa di essere nato di razza ebraica.
Aveva visto come una persona,un medico nazista che ‘’non merita neanche di essere nominato’’,poteva con un semplice movimento del viso,decidere il destino di molte persone innocenti.
Sami pesava poco più di 20 chili poiché dopo 12 ore di lavori durissimi l’unico modo per rifocillarsi era mangiare una fetta di pane da 125g ed un piatto di ‘’acqua sporca’’,
Nel settembre del ’44  era rimasto solo al mondo:della bellissima Lucia non era rimasto che il ricordo e papà Giacobbe,pur di non veder morire anche il suo secondo figlio,aveva deciso di andare incontro alla morte presentandosi in infermeria.
Sami non si abbatteva,ed anche se di fronte alle montagne di cadaveri denutriti la fede spesso mancava,il destino gli fece incontrare un amico,un fratello:Piero Terracina.
Proprio quando pensava di non farcela,prima perché solo e poi durante la marcia della morte verso Auschwitz,fu salvo.
Per anni si chiuse in se stesso chiedendosi il perché avesse avuto il privilegio di continuare a vivere ma grazie all'aiuto ed al sostegno del signor Terracina capì che gli era stato assegnato il compito di testimoniare le barbarie subite e di fare in modo che nessun  paio di occhi potesse mai più vedere quello che i suoi avevano visto. Per  questo ha vissuto.
In questa giornata,come nelle iniziative di commemorazione alle quali partecipa,si sono vissuti momenti estremamente emozionanti e coinvolgenti.
Sami è una persona profondamente umana ed affettuosa.Si può dire che pur avendo purtroppo perso la sua famiglia intima,Sami abbia trova una grande famiglia che lo stima e lo ammira.
Veramente commuovente é stato il minuto di silenzio finale. E gli abbracci, forti, le carezze, rimarranno sempre nei nostri cuori.




Il ricordo va a tutte quelle persone che non ce l’hanno fatta.

Articolo scritto da Mariaelena Trovalusci, classe 5i

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